Nota per San Francesco, per l’enogastronomia, la cioccolata di Perugia, le opere artistiche di Burri, l’Umbria, regione costellata di piccoli borghi e ameni paesaggi, si tiene quasi per sé le sue bellezze ed i suoi piccoli tesori nascosti.
In questo itinerario segnaliamo alcuni di questi tesori presenti nella regione avendo come punto di partenza la cittadina di Orvieto.
Lasciamo la bella e fascinosa città sulla rupe che certamente merita una visita approfondita e proseguiamo seguendo le indicazioni per il paese di Allerona ed il Parco di Villalba.
La strada si snoda attraverso le frazioni dell’orvietano ed inizia a salire una volta lasciata la frazione di Pianlungo. Il percorso è in salita, i calanchi sullo sfondo lasciano il posto ad un paesaggio boschivo ricco di castagni, querce, e faggi.
Prendiamo una delle tante stradine sulla sinistra non appena oltrepassiamo il paese di Allerona che ci accoglie con la bella e antica Porta del Sole.
La strada è in verità un sentiero ben battuto che degrada verso la cosiddetta Selva di Meana. Dopo pochi chilometri un’altra strada ancora sulla sinistra e ci troviamo dinanzi ad un grande cancello. Da qui si prosegue a piedi e si percorre un viale imbrecciato attorniato da diverse specie di piante.
Facciamo ancora qualche decina di metri e appare la sagoma di una grande villa, è Villa Cahen o Villa
Spicca in una zona ombrata del parco un giardino stile giapponese, probabilmente uno dei primi in questa zona per l’epoca coeva al proprietario della villa, il banchiere E.Cahen.
Dopo questa piacevole scoperta riprendiamo il cammino in auto e proseguiamo verso il parco di Villalba. Attraversiamo l’abitato del borgo di San Pietro Aquaeortus a oltre
Entrambi sono piccoli abitati dove si respira tutta l’atmosfera di una volta, da qui seguiamo le indicazioni per la campagna e precisamente, proprio in mezzo a campi di ulivi scorgiamo il cartello che indica il Convento della Scarzuola.
San Francesco d'Assisi fondò il Convento della Scarzuola nel 1218, dove piantò un alloro e una rosa e ne fece scaturire una fonte per la quale la gente ancora nutre molta devozione.
Il Convento deve il nome alla quantità di scarza, pianta palustre con la quale il Serafico si costruì una capanna.
Nella chiesetta è custodito un affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione. Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall'architetto Tomaso Buzzi (1900-1981), figura di spicco del ' 900 milanese, che dal 1958 al 1978 progettò ed edificò a fianco del convento la sua Città Ideale, concepita quale macchina teatrale. La città buzziana comprende un insieme di 7 teatri. Culmine della rappresentazione è l' Acropoli, montagna di edifici vuota all' interno, formata da tanti scomparti come un termitaio, con una fittissima serie di unità affastellate, sovrapposte o montate l' una dentro l' altra. Così gli archetipi affiorano, rivelando infinite prospettive. Per il visitatore è come un viaggio iniziatico tra la città sacra (l' antico convento) e la città profana (le fabbriche del teatro sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni).
Lo stile che meglio fa comprendere l' opera di Buzzi è il neomanierismo, per l' uso di scale e scalette in tutte le direzioni, membrature architettoniche distorte, varietà di modi alla rustica, mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi alla Arcimboldo.
Ma è individuabile anche un richiamo all' architettura di Caron e, con l'affastellamento di edifici e di monumenti, la citazione al surrealismo, un che di labirintico spinto all' eccesso, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, di astronomico, di magico. E' un itinerario dell'anima, ispirato al Sogno di Polifilo, il primo testo sui giardini, pubblicato nel Rinascimento (1499) e modello per tutti gli architetti dei secoli successivi. Il progetto-sintesi di una vita è oggi proseguito, secondo i disegni di Buzzi, dall'erede Marco Solari.
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